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IL Rifiuto del RIFIUTO

PRESENTAZIONE

Secondo  Ralph  Nader.I    L’ Organizzazione  Mondiale  del Commercio (WTO), asse portante della  globalizzazione  mondiale  dell’economia, è un sistema  non  finalizzato  alla salute  e  al benessere  economico  dei  cittadini,  ma all’ampliamento del potere e   della   ricchezza   delle maggiori   multinazionali  e   istituzioni   finanziarie   mondiali  come  FMJ  ( Fondo  Monetario Internazionale ) e Banca Mondiale.
Per queste organizzazioni sovranazionali, il pianeta intero è un mercato da sfruttare ed una fonte di capitali; governi, leggi, democrazia, sono fattori che limitano  intollerabilmente  il  consegui- mento dei loro obiettivi.
Le conseguenze dell’affermarsi del potere  di tali  organizzazioni,  afferma  Nader,  sono  tutti  i Giorni sotto gli occhi:  aumento  della  disoccupazione, carenze di risorse,  esteso  degrado am- bientale che genera i disastri a cui quotidianamente assistiamo.

Presentiamo un caso esemplare. ma non unico, in cui il WTO rappresenta  l’ostacolo  invalica- bile contro cui si infrangono i tentativi di varare leggi che intendiamo, sia pure  in  forma mini- male o irrisoria, tentare di tutelare ambiente e salute delle persone.
 
 

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Il PROBLEMA

Che  i  prodotti  industriali  messi   in commercio contengano elementi fortemente inquinanti non
è una scoperta di oggi; altrettanto che tali prodotti siano soggetti a degrado ed obsolescenza che li trasforma più o meno rapidamente in rifiuti che debbono essere smaltiti; altrettanto che il loro smaltimento  è fonte  di seri pericoli di rilascio di sostanze tossiche nell’ambiente anche affron- tando costi enormi che gravano sui cittadini.
Un tentativo, sia pure debole e limitato, di contenere il rilascio di inquinanti sarebbe il Loro recupero e riciclaggio.
La logica vorrebbe che le sostanze tossiche dei rifiuti ripercorressero a ritroso la via che hanno percorso come prodotti commerciali e che del loro riciclaggio si facessero  carico  e  responsa- bili gli stessi produttori.

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La SOLUZIONE IPOTIZZATA

Settore in forte espansione e con rapido  ricambio  di  prodotti,  l’industria  elettronica  genera rifiuti altamente tossici quali: piombo. mercurio, cadmio, cloro esavalente nel  1988  l’Unione Europea propone di varare una legge che  imponga  l’uso  del 5% di  materiale  riciclato  nelle componenti dell’elettronica e che le aziende produttrici si facciano carico del recupero e dello smaltimento   delle  attrezzature  elettroniche  dismesse  spostando  i  costi  di  smaltimento  ed eventuale bonifica ambientale dalle finanze pubbliche all’industria elettronica, che sarebbe così costretta ad assumersi la responsabilità dei suoi prodotti.
 
 

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Le REAZIONI
La AEAIII  accusa la UE di violare numerose norme del WTO, afferma che non esistono prove che metalli pesanti rappresentino una minaccia per la salute umana e  per  l’ambiente,  sostiene che la proposta di eliminare progressivamente i  metalli  pesanti dalla  produzione  elettronica viola l’ari. 11 del Gatt IV, e che “finora nessuna commissione [del WTQ]  chiamata  ad  appli- care l’ari. 20(b) V  ha accettato come necessarie prescrizioni contrastanti con altre clausole del Gatt”.
A fianco della AEA interviene il Dipartimento di Stato USA che con una nota diplomatica alla UE VI  accusa la proposta di violare numerose norme commerciali stabilite dal WTO:
per il Dipartimento di Stato, poiché non tutti i costi possono essere  scaricati  sui  consumatori, essa imporrebbe pesanti costrizioni all’industria elettronica ed è da ritenere incompatibile con gli accordi WTQ.
Si può prevedere che la minaccia di un ricorso  al  WTO  da  parte  della  AEA  sostenuta  dal Dipartimento di Stato porterà la UE ad adeguarsi alla normativa  USA  in  materia,  molto  più Permissiva e che lascia gli oneri dello smaltimento sulle spalle dei cittadini salvaguardano gli interessi dell’industria elettronica.
 
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La CONCLUSIONE

Per quanto non conclusa la vicenda, i precedenti fanno  pensare  che  l’esito  possa  essere  uno solo:  l’adesione  dei  paesi  al  WTO  implica  l’accettazione  dei  giudizi  delle  commissioni
dell’ente che, sostiene un suo autorevole funzionario in un’intervista al Financial Time VII  è il luogo dove i governi colludono contro i gruppi di pressione  nazionali’.  Pertanto  alle  singole nazioni non resta che cambiare le proprie leggi in modo da renderle Conformi alle prescrizioni del WTO.VIII
Anche in questo caso la proposta UE sarà ritirata o “armonizzata” in senso peggiorativo con La normativa Gatt e WTO con il corollario di negazione dell’ evidenza  epidemiologica, insabbia- mento e disinformazione istituzionale e trasferimento di altri oneri economici sui cittadini  pro- mossi a “produttori di rifiuti” IX , come già visto per “l’Uranio Impoverito”  o  per  la “Mucca Pazza”.

Se come insegnanti abbiamo il compito di educare al  consenso  alle  scelte  istituzionali,  come individui crediamo di avere un compito più alto: attirare l’attenzione dei giovani futuri cittadini sui pericoli insiti in tale consenso.
L’opera che presentiamo è frutto di questo impegno.



I. Prefazione a L Wallach-M Sforza - WTO - Milano 2000. Pp. 13 e seg.
II. Seconda bozza di proposta per una direttiva sullo smaltimento di attrezzature elettriche ed elettroniche, pubblicato nel luglio 1988, DGXI
III. America Electronics Association
IV. Gatt: Generai Agreement on Tariffs and Trade
V. Clausola del Gatt che riguarda leggi necessarie per difendere la salute e la vita di uomini, animali, piante clausola di difficile applicazione a causa della sua formulazione volutamente ambigua.
VI. Nota del Dipartimento di Stato a DGI, DGIII (industria) e EIGXI (ambiente), il gennaio 1999, p. 4.
VII. G. de Jonquieres, Network Guerrillas, in Financial Time, 30aprile 1998
VIII. L Wallach-M. Sforza, cit pp. 18-19.
IX. Come si legge ad esempio nella pubblicazione della Regione Piemonte:
 
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